Archivio della categoria: tecnica

dng

file DNG. Che cosa sono, perchè usarli

Via posto questo interessante articolo sui file dng.  DNG, sta per Digital Negative.

Ma che cos’è esattamente? Quali caratteristiche ha? Quali sono i vantaggi e svantaggi? E quando conviene convertire le immagini in DNG?

In questo articolo (e nei successivi) proveremo a rispondere a queste e altre domande.

 

Che scopo ha e come è fatto un file DNG

Come abbiamo detto DNG sta per Digital Negative, ovvero “negativo digitale”.

Si tratta infatti di un formato di file ideato principalmente per contenere dati provenienti da immagini di tipo RAW, ma a differenza degli altri formati di file RAW non è un formato proprietario, ma ampiamente documentato e utilizzabile da chiunque.
Come sapete le immagini RAW dei produttori di fotocamere digitali utilizzano invece dei formati di file propietari: .NEF per Nikon, .CR2 per Canon, .PEF per Pentax, ecc.

Un file DNG è composto di 3 parti:

  • i dati dell’immagine vera e propria
  • i metadati che descrivono la foto
  • un’anteprima incorporata che può essere aggiornata per mostrare le regolazioni apportate senza modificare i dati RAW dell’immagine

Vantaggi e svantaggi della conversione dei file RAW in DNG

A proposito del formato DNG esiste tuttora un grosso dibattito in Rete sui forum e siti specializzati.
Non esiste in realtà una risposta giusta o sbagliata alla domanda “Conviene convertire i file RAW in DNG?”, ma solo una serie di considerazioni che ognuno può fare per decidere se il DNG può portare vantaggi al proprio flusso di lavoro.
Vediamo quindi alcune caratteristiche e aspetti operativi dei file DNG che possono aiutarvi a compiere questa scelta.

Archiviazione a lungo termine

Il formato DNG è aperto a tutti e ampiamente documentato.
Questo dovrebbe avere il vantaggio di poter supportare il file a tempo indeterminato, mentre a volte i formati proprietari dopo un certo numero di anni non vengono più supportati nemmeno dai produttori stessi.
Ad es. alcuni formati digitali utilizzati inizialmente da Kodak non sono più supportati nemmeno da Kodak stessa.

Il problema quindi è che non avete nessuna certezza di poter utilizzare i vostri file RAW proprietari tra 20 o 30 anni.
Nonostante il formato DNG sia stato creato da Adobe, è supportato da una lunga lista di produttori, tra i quali Apple, Corel, Extensis,Hasselblad, Leica, Pentax, Ricoh, Samsung, ecc.
Inoltre il formato DNG è stato sottoposto all’organizzazione ISO perchè diventi uno Standard ISO, quindi le probabilità che duri nel tempo sono molto elevate.

XMP

Oltre a conservare i metadati nel catalogo di Lightroom, è possibile (e spesso opportuno) scrivere queste informazioni anche nei file, in una sezione dell’header chiamata XMP.
Dal momento che i file RAW proprietari sono molto poco documentati, scrivere dei dati all’interno di questi file non è mai un’operazione completamente sicura.
Per questo motivo i metadati dei file RAW sono conservati in un file collaterale, avente lo stesso nome del file RAW originale ma estensione .xmp.

I file DNG, al contrario, possono contenere al loro interno anche i metadati XMP, come accade anche per i file JPEG, TIFF e altri tipi di file documentati apertamente.

L’utilizzo dei file collaterali non è di per sé un vantaggio o uno svantaggio, perchè dipende dal vostro flusso di lavoro, da come conservate i file e da come ne eseguite il backup.
Ad es. se utilizzate un servizio di backup online, i file collaterali dovranno essere uploadati ogni volta che vengono aggiornati.
D’altra parte in questo modo i file collaterali possono essere separati facilmente dai file originali, e questo potrebbe essere considerato un vantaggio.

Anteprime incorporate

All’interno del contenitore DNG, oltre ai file dell’immagine originale si trovano anche i metadati e un’anteprima dell’immagine.
Potete decidere la dimensione dell’anteprima, e di aggiornarla dopo aver apportato delle regolazioni di sviluppo in Lightroom.

Questo significa che aprendo il file DNG con altri software che supportano questo formato, visualizzerete l’anteprima con le regolazioni apportate in Lightroom anziché visualizzare l’immagine originale.

L’aggiornamento dell’anteprima incorporata non influisce in nessun modo sui dati originali dell’immagine, per cui si tratta di un processo di editing non distruttivo che però permette di visualizzare le immagini nella forma desiderata.

Dimensione dei file

Gli algoritmi di compressione lossless (senza perdita di dati) del formato DNG permettono di ridurre del 10-40% la dimensione di ogni file rispetto al file RAW di partenza.
In parte la riduzione del peso del file dipende dalla dimensione dell’anteprima che decidete di incorporare nel file.
Questo risparmio di spazio disco è sempre positivo, perchè permette di risparmiare sul costo degli hard disk e sui tempi di copia o spostamento dei file.

Controllo sulla corruzione dei file

Se un file è seriamente corrotto a livello di bit, spesso non sarà possibile convertirlo da RAW in DNG e comparirà un avviso.
Questo controllo vi permette di individuare tali problematiche prima di cancellare definitivamente i file dalla memory card, e avrete la possibilità di scaricare nuovamente il file corrotto.
Anche se non è un controllo infallibile e non sostituisce un accurato controllo visivo, si tratta di una sicurezza in più che non dispiace avere.

Hash DNG

L’Hash DNG è una delle caratteristiche più interessanti degli ultimi formati di file DNG (che nel tempo ha avuto diverse versioni) ed è supportato da Lightroom 1.4.1, ACR 4.4.1 e DNG Converter 4.4.1 o successivi.
L’Hash DNG in pratica vi permette di verificare che i dati dell’immagine contenuti nel DNG non siano stati modificati dopo la creazione del file DNG stesso.
Al momento questa funzionalità non è adeguatamente supportata dai software, ma questa tecnologia si sta diffondendo rapidamente e ogni file DNG creato adesso potrà beneficiarne in futuro.

Software dei produttori

Molti dei software creati dai produttori di fotocamere per gestire le immagini non supportano ancora il formato DNG.
Quindi se utilizzate uno di questi software regolarmente od occasionalmente nel vostro flusso di lavoro, questo vi creerà qualche problema.
In alternativa, potete conservare una copia dei file RAW originali, sia come ulteriore backup in caso di problemi, sia per poterla utilizzare con il software del produttore.

MakerNotes

Forse non ne avete mai sentito parlare, e in questo caso non ve ne siete certamente preoccupati.
Il fatto è che tutti i dati importanti, cioè le immagini e i metadati, vengono sempre inclusi correttamente nel contenitore DNG, ma alcuni produttori di fotocamere inseriscono anche dati segreti all’interno dei propri file.
Il formato DNG supporta MakerNotes, ma alcuni produttori non rispettano le regole alla lettera e a volte non tutte le informazioni MakerNotes possono essere incluse completamente nel file DNG.
Se scattate in .CR2 (Canon) o .NEF (Nikon), o in pochi altri formati RAW, non dovreste riscontrare alcun problema nell’inclusione dei dati MakerNotes durante la conversione in DNG.

Compatibilità con le vecchie versioni di Lightroom e Camera RAW

Se acquistate una nuova fotocamera avete bisogno delle versioni più aggiornate di Lightroom e Camera RAW per poterne leggere i file RAW.
Se utilizzate il formato DNG, potete aggiornare anche solo il software Adobe DNG Converter in modo che questo sia in grado di convertire i file RAW della vostra fotocamera.
Una volta convertiti in DNG, sarete in grado di utilizzare i file RAW della vostra fotocamera anche con le versioni meno recenti di Lightroom e Camera RAW.

Tipologie di file DNG: a mosaico o lineari

Ci sono due differenti tipi di file DNG – a mosaico e lineari.

Un file DNG a mosaico (standard) incorpora i dati a mosaico direttamente dal file RAW senza applicare alcuna modifica, semplicemente includendoli nel contenitore DNG.
Questa è generalmente l’opzione migliore perchè mantiene flessibilità per il futuro senza alcuna perdita di qualità.
Lightroom utilizza questa opzione quando possibile, tranne nel caso dei file sRAW.

Il software standalone Adobe DNG Converter offre la possibilità di utilizzare l’opzione lineare, che cambia il modo in cui sono archiviati i dati, che in questo modo occupano generalmente più spazio. Potete modificare questa opzione dal menu Compatibilità > Personale.

Un file DNG lineare è demosaicizzato durante la conversione, quindi escludete la possibilità di utilizzare un nuovo e migliore algoritmo di demosaicizzazione che potrebbe essere introdotto in futuro.
Ad esempio con Lightroom 3 è stato introdotto un nuovo algoritmo di demosaicizzazione che migliora notevolmente la qualità dei file RAW rispetto alla versione precedente.

Tuttavia alcuni software, come DXO, non sono in grado di leggere i file DNG a mosaico, ma solo quelli lineari.

Come tornare indietro: conversione da DNG a RAW

La conversione dei file RAW in DNG è un processo a senso unico, a meno che all’interno del DNG non abbiate incorporato il file RAW proprietario, che può essere così estratto.

Se la vostra preoccupazione è quella di conservare i file RAW proprietari, potete conservarne un’ulteriore copia oltre al file DNG, incorporarlo nel file DNG stesso, oppure evitare del tutto il formato DNG.
Ovviamente se decidete di conservare più di una copia delle vostre foto, almeno una di queste copie potrà essere in formato RAW, in modo da lasciarvi aperta ogni possibilità di gestione dei file in futuro.

via LightroomCafe.

istogramma

Leggere e interpretare un istogramma

Oggi sono sempre più numerose le fotocamere digitali che mostrano un istogramma nel display prima o dopo lo scatto di una fotografia. In questo articolo cercheremo di spiegare cos’è e come va interpretato un istogramma per assicurarci che una certa scena abbia la corretta esposizione.

Alcuni termini o concetti potrebbero sembrare un po’ troppo tecnici a prima vista, ma vale sicuramente la pena di fare un piccolo sforzo.

Cos’è un istogramma

Un istogramma è semplicemente un grafico che rappresenta in forma schematica in che modo sono distribuiti i pixel scuri e quelli luminosi in una data immagine digitale.

Nelle immagini digitali, ogni singolo pixel ha una sua specifica luminosità a cui viene attribuito un valore numerico da 0 a 255. Zero corrisponde al nero e 255 al bianco. Poiché i nostri occhi, in condizioni ideali, riescono a distinguere a malapena 200 diversi livelli di grigio, i 256 toni disponibili in una immagine digitale sono più che abbastanza per rappresentare anche le più sottili variazioni di tonalità.

Come si costruisce un istogramma

Immaginiamo di avere 256 contenitori disposti in fila e numerati da 0 a 255. Ora esaminiamo tutti i pixel uno per volta e li gettiamo nel contenitore che corrisponde al loro valore di luminosità.  Alla fine contiamo quanti pixel sono contenuti in ciascun contenitore e rappresentiamo questo numero con una linea nera verticale sopra al contenitore. In questo modo si ottiene un grafico simile a quelli rappresentati nell’immagine.

Macbeth_Color_Checker

La temperatura del colore

Con questa espressione ci si riferisce a quei toni di colore caratteristici della luce alle varie lunghezze d’onda. Noi percepiamo la luce solare come bianca solamente nelle ore centrali del giorno. Al tramonto, gli oggetti assumono una colorazione più calda e gradevole, comunque diversa dalle tonalità “normali”. Tutti noi possiamo notare come il nostro sistema visivo si adatti rapidamente alle varie condizioni di illuminazione, sia all’intensità che alla qualità della luce.

Sostanzialmente la coppia occhi-cervello costituisce un sistema automatico di rilevazione e valutazione della luce ambientale capace di ridurre fortemente le grandi differenze esistenti nell’ambiente. Il nostro cervello ed i nostri occhi lavorano insieme per “filtrare” in qualche modo l’eccesso di luce rossa o di luce blu, e restituirci una visione della realtà vicina alla media. Le fotocamere digitali cercano di replicare con metodi meccanici ed elettronici ciò che la natura sa fare benissimo da molti milioni di anni.

scala temperatura del colore

La temperatura di colore è misurata su una scala di gradi Kelvin (K). Come si può vedere nel diagramma a sinistra, un cielo blu senza sole può arrivare a 10.000 K, mentre la luce dell’aurora e del tramonto assume toni caldi con valori intorno ai 2000 K. Nei giorni molto luminosi a metà giornata la luce solare è più vicina al bianco, intorno ai 6000 K.

Un flash elettronico di buona qualità si avvicina molto alla luce solare con circa 5000 K, le moderne lampade fluorescenti si collocano intorno ai 4000 K, mentre le comuni lampadine a filamento di tungsteno producono una luce molto più vicina al colore arancione (2000 – 3000 K), per arrivare alla luce di candela che si colloca all’estremo della scala con 1000 K.

Da tutto questo risulta facile comprendere come la fotocamera deve poter “leggere” il colore della luce ambientale, ed adeguare i parametri di elaborazione dell’immagine digitale per evitare che una particolare tonalità di illuminazione possa falsare i colori reali nella immagine finale. In questo le moderne camere sono diventate piuttosto abili a destreggiarsi, anche in situazioni di illuminazione difficili.